Posted by: La Chimica in Versi | November 10, 2011

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When I was just a little girl…. Quando ero ancora una “ragazzina” e piuttosto inesperta con i bambini mia suocera mi consigliò di mettere una maglietta o un mio indumento (utilizzato) nel lettino di mia figlia che era solita svegliarsi nel cuore della notte. Notai con sorpresa e molta incredulità da persona “razionale” quale sono, che la bambina dormiva senza subire ripetuti risvegli… Perchè la bambina dormiva?

Il bambino si tranquillizza perchè avverte l’odore sulla maglietta e riconosce questo odore con la presenza della madre. Come fa il bambino al momento della nascita a riconoscere la madre dal momento che non l’ha mai vista? Ne ricerca l’odore che conosce. Il bambino in grembo conosce l’odore del liquido amniotico, dove lui ha vissuto fino al momento della nascita e solo dopo due o tre giorni imparerà a riconoscer l’odore della pelle del torace, che lo guiderà per tutta la fase dell’allattamento. Questo  odore è così importante che la mamma che allatta deve lavarsi il seno solo una volta al giorno e non usare saponi né  profumi.

La chemorecezione nasale è infatti funzionale dalla nascita e  potrebbe giocare un ruolo saliente nei neonati sul comportamento sociale. E’ noto che i circa 12 milioni di cellule sensoriali olfattive, ciascuna delle quali provvista di 350 recettori diversi, ci consentono di rilevare informazioni provenienti dall’ambiente in generale e dal corpo di altre persone in particolare, mediando un ampio spettro di risposte che influenzano le nostre interazioni sociali. Molti effetti della chemorecezione nasale rimangono inconsci e, per questo, sono stati a lungo ignorati, ma la loro importanza appare sempre maggiore con il progredire delle conoscenze. E’ stato dimostrato, ad esempio, che  annusare il sudore di una persona che ha paura, per effetto dei ferormoni di allarme, aumenta la vigilanza e migliora le prestazioni cognitive; l’odore di una persona amica è preferito a quello di un estraneo; infine, alcune preferenze relazionali e sociali sono influenzate dagli odori.

In un interessantissimo lavoro pubblicato su Physiology& Behavior sono state registrate le risposte di neonati di 3 giorni di età (da svegli e da addormentati)  alla presentazione di odori di origine artificiale (vanillina, acido butirrico, latte artificiale ®Milupa) e di origine biologica  (latte materno, liquido amniotico) abbinate all”intensità dell’odore, la concentrazione e le dimensioni del trigemino.
Sono stai registrate le risposte comportamentali incluso movimenti facciali e orali e “involontari” come la respirazione, la temperatura differenziale della pelle.
 I neonati hanno reagito con significativi cambiamenti del viso (naso rughe, sollevando il labbro superiore) dopo stimoli olfattivi. L’analisi delle configurazioni olfattivo-facciali  ha rivelato  indicatori comportamentali di disgusto, indicando una discriminazione tra alcuni odori giudicati piacevoli e spiacevoli da valutatori adulti (vanillina vs acido butirrico).

La nostra memoria è spesso legata a dei ricordi particolari che sono suscitati in noi da specifici odori che ritornano alla nostra mente e che sono in grado di risvegliare in noi le esperienze che abbiamo vissuto in passato. Questa memoria la si acquisisce già in grembo e ci permette di “guardare” e capire chi abbiamo vicino semplicemente senza usare il senso di percezione visiva ma semplicemente l’olfatto….

Avvicinare i nostri bambini al mondo della natura è semplice e importante per il loro sviluppo  e comportamento sociale. Basta armarsi di tanta curiosità, mettere in moto tutti i sensi e il gioco è fatto. Se cogliamo un fiore, facciamogli annusare il suo profumo (ci sono quelli dalla fragranza intensa, come le mimose, e quelli più delicati, come le violette), toccare i suoi petali (alcuni sono setosi come nel ranuncolo, altri più vellutati come quelli delle magnolie), osservarne la forma (“aperta”, nel papavero, “chiusa” nel caprifoglio).

Fonte:

Facial and Autonomic Response to Biological and Artificial Olfactory Stimuli in Human Neonates: Re-Examining Early Hedonic Discrimination of Odors. Physiology&Behavior Vol62, N° 4, pp 745-758, 1997

Posted by: La Chimica in Versi | April 27, 2011

Vento d’aprile che attende maggio

E’ primavera, gli alberi si riempiono di fiori di colore bianco, inizio a sentire il desiderio di mangiare ciliegie ma devo aspettare ancora un mesetto. Le ciliegie sono il frutto di due specie di alberi della famiglia delle Rosacee, la stessa cui appartengono le rose. Gli alberi giovani mostrano una forte dominanza apicale con un tronco dritto e una corona conica simmetica questa diventa arrotondata ed irregolare negli alberi più vecchi.

Avviso i miei parenti di conservare almeno metà del “raccolto” del nostro ormai vecchio e stanco ciliegio, ricordando la “storia” degli anni precedenti. 2008 Pianta malata 2009 Grandine 2010 Troppa pioggia ha gonfiato d’acqua le ciliegie ecc… 2011?!?!??!??!

Ma cosa hanno le ciliegie di così buono???La ciliegia contiene zuccheri ma in una forma (levulosio) praticamente priva di grassi e proteine: l’ideale in un regime dietetico. La ciliegia gode infatti di un’azione diuretica, antiurica poiche’ i suoi principi attivi trasformano l’acido urico in acido ippurico il quale viene poi facilmente eliminato per via naturale. Contiene vitamine A, B e C, sali minerali e oligoelementi preziosi (zinco, rame, manganese, cobalto).  La ciliegia è ricca di fibre solubili che nello stomaco si impregnano d’acqua come spugne e determinano una distensione delle pareti gastriche procurando uno stimolo di sazietà.
Questo frutto presenta un buon assortimento di acidi organici importanti per l’equilibrio acido-base del corpo e una discreta quantita’ in potassio, elemento fondamentale nel controllo dell’ipertensione arteriosa. La ciliegia risulta essere molto dissetante, soprattutto la varietà più aspra, la polpa si può usare per rivitalizzare il viso facendo delle maschere facciali seguendo una cura alimentare. Negli ultimi tempi le ciliegie sono state oggetto di studio da parte dell’Università del Texas, in quanto si ritiene che abbiano proprietà in grado di favorire il sonno; pare infatti che la melatonina, presente nelle ciliegie in buona quantità, abbia appunto questa proprietà. In ultimo ma non di importanza, ci sono gli importanti benefici che il consumo di ciliegie apporta al cuore ed al sistema circolatorio in generale; è stato infatti confermato, in base ad esperimenti su topi svoltisi nel Michigan (USA), che il loro consumo ridurrebbe di molto la percentuale di colesterolo nel nostro organismo grazie alla presenza di sostanze antiossidanti.La ciliegia è xò sconsigliata alle persone che devono seguire una dieta povera di fibre, vabbè concediamoglielo…

Irresistibili ciliegie … deliziose, amate, incontrastate protagoniste delle nostre tavole hanno da sempre stimolato la fantasia per le decorazioni piu’ originali … ma il loro uso tradizionale e’ anche in medicina e nella cosmesi

 “le donne sono come le ciliegie: una tira l’altra” ( G. Casanova) vorrei concludere questo post.

Casanova ha paragonato questo frutto alla donna, l’essere vivente più vicino a Dio xchè nel parto egli affida il compito di dare la vita (G. Fossati)

Posted by: La Chimica in Versi | April 22, 2011

L’open source come futuro alla farmaceutica: “risposta” a Ossblog.it

Un articolo postato oggi su Ossblog.it (http://www.ossblog.it/post/7654/lopen-source-come-futuro-della-farmaceutica#show_comments) pone una domanda “cruciale” riguardo al tanto delicato e discusso tema:  ricerca scientifica farmaceutica, guadagno, brevetti e informatica in campo sanitario.

Applicazioni informatiche e statistiche in farmacologia clinica

Senza dubbio, l’informatica è altrettanto importante per la biologia come la matematica lo è per la fisica, ma tutte le scienze sono collegate tra di loro. Il passaggio dall’utilizzo del computer per aiutare gli scienziati a “fare” scienza all’integrazione dei concetti, strumenti e teoremi informatici è nel tessuto stesso della scienza. La codifica delle conoscenze scientifiche consente agli scienziati di utilizzare i computer per condividere, confrontare, criticare e correggere le conoscenze.  Il rapido sviluppo delle tecnologie informative negli ultimi anni ha modificato le procedure scientifiche, cambiando le modalità di accesso, archiviazione e analisi delle informazioni e creando nuove possibilità per la ricerca. Anche le pubblicazioni scientifiche hanno subito una trasformazione. Tuttavia, la comunità scientifica globale non è completamente predisposta, né ben attrezzata,
per trarre vantaggio da questo nuovo modo di gestire le informazioni. Nei prossimi 15 anni vedremo grandi innovazioni nella codifica delle conoscenze scientifiche. Per codifica si intende, in senso piuttosto letterale, la trasformazione delle conoscenze in una rappresentazione codificata eseguibile e analizzabile in modo meccanico.
La biologia è un campo in cui la codifica viene considerata cruciale per il progresso scientifico. Al livello concettuale più semplice, abbiamo la codifica del genoma: le strutture del DNA sono rappresentate come lunghe stringhe in un alfabeto di quattro lettere. Le informazioni codificate possono essere cercate, confrontate e analizzate utilizzando un’ampia varietà di tecniche computazionali.
Ulteriori iniziative prevedono la codifica dei percorsi metabolici e di segnalazione, in modo da poter cercare, confrontare e analizzare reti di interazioni biochimiche. Come farlo è un problema ancora aperto, anche se diversi progetti sono in corso e numerosi database di percorsi sono in fase di creazione.

Il progresso della ricerca farmacologica, ed in particolare della potenziale applicabilità dei risultati in ambito clinico, rende necessaria la gestione di informazioni inerenti gli aspetti farmaco-epidemiologici, farmacocinetici, farmacodinamici e genetici con l’obiettivo di determinare la trasferibilità dei risultati al singolo paziente. Ciò permette sia al ricercatore che al clinico di monitorare le razioni avverse ai farmaci, determinare l’approccio terapeutico migliore per il singolo soggetto in termini di rischio/efficacia, prevenire l’insorgenza di fenomeni inattesi correlati alla terapia farmacologica in funzione della comorbosità e di altri fattori geneticamente determinati o acquisti. E’ importante attivare delle collaborazioni scientifiche nel generare e raccogliere informazioni utili relativamente a questi processi, sfruttando  la realizzazione di database e software attraverso studi ad hoc oltre che nell’utilizzo di dati correnti (database amministrativi).
Per i farmaci utilizzati nella cura delle malattie rare è stato coniato il termine “farmaco orfano”. Il farmaco orfano è quel prodotto che sarebbe utile per trattare una malattia rara, ma non ha un mercato sufficiente per ripagare le spese del suo sviluppo quindi le industrie farmaceutiche non hanno interesse a sviluppare questi farmaci. Oppure come scritto su ossblog.it, ci sono malattie come la tubercolosi e la malaria che sono ormai dimenticate dalla ricerca sponsorizzata dalle grosse compagnie farmaceutiche ed i medicinali commercializzati sono ancora gli stessi scoperti mezzo secolo fa. La PLoS, Public Library of Science, ha creato un elenco di sostanze potenzialmente utili come cure, ma che vanno studiate e testate per poterne valutare l’utilizzo.L a Open Source Drug Discovery (OSDD) ha creato una piattaforma open source per gli esperimenti ed i calcoli computazionali e tra i più di 2000 membri ci sono studenti, scienziati, istituti accademici ed aziende di tutto il mondo. Ognuno può dare il suo contributo.PAROLA D’ORDINE OPEN SOURCE!!!!!!!!!!
Vorrei solo ricordare che esistono diversi Istituti no profit che hanno proprio lo scopo di ridurre l’incidenza e l’impatto delle malattie  in tutto il mondo, a tale scopo, società scientifiche favoriscono lo scambio e il dibattito ai massimi livelli sui progressi della ricerca e delle conoscenze mediche  nel settore  e sviluppano programmi che  riducono le disparità con i Paesi in via di sviluppo per quanto riguarda ricerca, prevenzione, diagnosi  e cura delle malattie.

Non tutta la ricerca in campo farmacologico è “MALSANA”  dobbiamo pensare a  tutti quei ricercatori che con la loro borsa di studio da 750 euro mensili contribuiscono a prevenire, diagnosticare, curare le malattie in ogni parte del mondo e poi  si trovano x scelta obbligata a lavorare nell’industria per garantirsi un futuro solido e stabile e concludere la fase da ricercatore  indipendente ma precario… SOSTENIAMO LA RICERCA SCIENTIFICA INDIPENDENTE DALL’INDUSTRIA, SOLO COSI’ POTREMO SCONFIGGERE LE DISPARITA’ TRA PAESI POVERI E LE MALATTIE CONSIDERATE “ANTIECONOMICHE” DA CURARE.

Dal 2005 è stato concesso che fosse il cittadino a scegliere a chi lo Stato dovesse devolvere il 5 per mille del reddito di ciascuno, nell’ambito delle istituzioni riconosciute dallo Stato di elevato valore sociale . L’idea proposta dall’allora ministro Tremonti era nata con lo scopo di sostenere gli enti pubblici e privati no profit che avessero come fine la ricerca scientifica e le attività rivolte alla salute pubblica. L’Istituto Mario Negri per esempio, opera da 50 Anni ed è indipendente dall’industria, dai ministeri, dalla politica e non riceve sovvenzioni pubbliche. Non brevetta le sue scoperte ma le mette gratuitamente a disposizione della comunità scientifica. Il contributo dei privati costituisce  una risorsa rilevante del  bilancio.

Senza un continuo ampliamento delle conoscenze scientifiche, abbiamo scarse speranze di riuscire a vincere le minacce per la vita umana e di prevenire e diagnosticare precocemente le malattie. Con un’attenzione e finanziamenti adeguati da parte dei governi, delle università e della comunità scientifica, l’informatica può assicurare risultati senza precedenti in alcune delle aree più problematiche della ricerca scientifica.

DONATE IL VOSTRO 5X1000 alla ricerca scientifica…

PS: grazie a ossblog.it per avermi dato lo spunto per precisare queste cose….condivido in tutto quanto scritto sul blogt ma volevo solo precisare che la ricerca scientifica  deve essere sempre INDIPENDENTE DALL’INDUSTRIA…Quindi gli Istituti no profit vanno TUTELATI e AIUTATI per il bene “globale”.

Posted by: La Chimica in Versi | April 19, 2011

L’amore è “bruco” o “farfalla”

L’innamoramento può apparire nella nostra vita come un colpo di fulmine o come un’evoluzione di un rapporto di amicizia, la nostra relazione potrà poi bruciare velocemente o durare una vita intera, affievolirsi nella monotonia o mantenere la vitalità iniziale. Ognuno di noi può innamorarsi con modalità e tempi diversi ed il destino delle nostre relazioni dipende dalla conoscenza di noi stessi, dalla nostra capacità comunicativa e dalle contingenze esterne alla coppia (società, culture, vincoli). Ci sentiamo appagati, sicuri, in armonia con tutto ciò che ci circonda; l’incontro con l’altro toglie il velo grigio che non riusciva a farci vedere le vere tonalità del mondo che ci circonda e ci permette di respirare ed assaporare gli odori ed i sapori, ci sentiamo liberati e ricontattiamo il nostro sé autentico. In questo momento “magico” riusciamo a vedere l’essenza delle cose ed anche ciò che ci appare come negativo lo avvertiamo come passeggero. Questo stato di rinascita è caratterizzato da spontaneità, voglia di autenticità e di purezza. Per tale motivo sentiamo il bisogno di narrare le nostre storie passate per liberarci grazie all’altro, prendersi cura delle vecchie ferite, mettersi a nudo. Tuttavia, e paradossalmente, è anche il momento in cui tentiamo di dare un’immagine di noi “perfetta”, utilizzando le nostre parti migliori e le nostre maschere più adeguate e seducenti; ovviamente anche l’altro segue un identico comportamento, mettendo in atto una serie di strategie seduttive. Il corpo dell’altro ci appare divino e proviamo una forte e costante attrazione erotica e sessuale.

Dal punto di vista chimico cosa scatena l’innamoramento?

Si attiva il sistema della gratificazione, lo stesso che si attiva mangiando cioccolata, o facendo cose che ci piacciono. Quindi aumenta il rilascio di dopamina e serotonina a livello del nucleo accunbens, del cervello, le quali ci rendono “piacevolmente agitati”. Poi ovviamente c’è anche l’effetto “antidolorifico” delle endorfine che sono l’equivalente di una dose di morfina. Il nostro cervello comincia a produrre una quantità smisurata di endorfine che producono questo senso di “galleggiamento” a due metri d’altezza. L’amore è un’alchimia strana.Ridurre tutto a “ormoni” o chimica non mi sembra giusto…L’amore e’ magia.

D.R. Kingma, psicoterapeuta americana, propone una suddivisione sintetica, ma significativa in sette fasi emotive e spirituali della relazione intima sottolineando che possiamo attraversare tutte queste fasi, oppure continuare a riciclarci attraverso le prime, in diverse relazioni successive  (Kingma, Il futuro dell’amore, Gruppo Futura, 2000, p.55) La prima fase è quella dell’innamoramento viviamo un esperienza estatica e sentiamo di aver raggiunto la nostra completezza; la nostra personalità si sente fiduciosa di realizzare i suoi sogni ed appagare i suoi bisogni. Nella fase successiva riconosciamo e vogliamo ufficializzare anche il mondo che ci circonda: la nostra relazione è nella fase dell’Impegno. Possiamo sposarci, convivere o semplicemente condividere momenti o spazi, in ogni caso è il momento in cui prendiamo un impegno reciproco a continuare la relazione che stiamo vivendo anche nel futuro. Abbiamo una visione del futuro insieme molto romantica, un’immagine perfetta ed immutabile della nostra vita di coppia, io sono perfetta, tu sei perfetto, la nostra casa è o sarà come l’abbiamo sempre sognata, perfetta! Avremo bambini perfetti, noi non litigheremo mai, ci piaceranno gli stessi film e le stesse letture, avremo gli stessi amici simpatici e suoceri adorabili, un gatto, un cane, un giardino sempre verde e fiorito e saremo sempre sorridenti, la relazione sarà tutta perfetta!……Ma tutto ciò non è possibile! Prima o poi verranno alla luce anche le nostre rispettive parti peggiori. Il castello di sabbia dorato che la nostra mente ha costruito verrà inondato dal mare e allora ci troveremo a dover scegliere di ricostruirlo con del materiale più resistente o iniziarne un altro su di un’altra spiaggia. Prima o poi tutte le relazioni attraversano questa terza fase, quella della Crisi. Veniamo così catapultati nella realtà e là dove atterriamo inizia lo Scontro, la “prova del fuoco” (quarta fase) che ci disorienta e ci porta nel Caos (quinta fase) in cui abbiamo la sensazione che non ci sia via di uscita. Ma se riusciamo ad abbandonare le nostre aspettative, allora la nostra relazione può prendere la direzione del Risveglio (sesta fase): è il momento in cui è possibile avere una visione lucida, ovvero diveniamo consapevoli dello stato delle cose e, grazie ad essa, rinasciamo come coppia. Solo a questo punto possiamo entrare nell’ultima fase, quella della Trasformazione…

L’uovo deposto da una farfalla contiene tutte le “istruzioni” (nei suoi cromosomi) per la costruzione della nuova farfalla, ma anche per la struttura del bruco. Diremo allora che l’uovo, il bruco e la farfalla adulta contengono tutti il medesimo genotipo, ma rappresentano, evidentemente, tre fenotipi diversi. Che volo Pindarico sto facendo?!?!? L’ amore ha tutte le istruzioni per diventare qualcosa di incantevole e “magico”,  il suo destino  è nelle nostre mani, sta a noi capire se diventerà un “bruco” o una farfalla…

Libri consigliati

* KINGMA, D. R., Il futuro dell’amore, ed. Gruppo futura, 2001

* PELAMATTI, L., L’amore sofferto, San Paolo ed, 2003


Siti web sull’argomento

* http://www.in-psicoterapia.com/n2-3-ravenna.htm

* http://www.iissweb.it/index.php?option=com_content&task=view&id=66&Itemid=59

* http://www.benessere.com/psicologia/coppia/index.html

* http://digilander.libero.it/aiuto.famiglia/Psicologia/Innamoramento.htm

* http://it.wikipedia.org/wiki/Innamoramento

Posted by: La Chimica in Versi | April 16, 2011

I GENI LEGATI ALLA PERSONALITA’ INFLUENZANO LA SCELTA DEGLI AMICI

Uno studio condotto dagli scienziati dell’University of California di San Diego guidati da James Flower sostiene che gli amici si scelgono per comunanza di geni ”viziosi” e per opposizione rispetto ai geni ”virtuosi”. Lo studio e’ stato pubblicato su Pnas-Proceedings della National Academy of Sciences.

I ricercatori si sono concentrati su due geni specifici che riguardano la personalita’: il primo, una variante del gene DRD2, associato all’alcolismo e un secondo, una versione del gene CYP2A6, connesso all’avere una personalita’ estroversa. Ed e’ emerso che, nel primo caso, i soggetti con la variante legata all’alcol tendevano a ”scegliersi”, aggregandosi in gruppo, mentre nel secondo caso i soggetti con la variante della ”estroversione” tendevano a fare amicizia con soggetti timidi e introversi.

Si dice che dalle amicizie e dalla rete di rapporti che piano piano ci costruiamo nella vita, raccontiamo molto di noi stessi, del nostro carattere e della nostra personalità.
Spesso amiamo circondarci di persone che possano condividere le nostre stesse passioni ed interessi; ci piace, ad esempio, avere un amico con cui andare al cinema, per vedere il film del nostro regista preferito, o con cui magari rilassarci andando in piscina, al bar raccontando come è andata la nostra giornata.

Altre volte, invece, scegliamo amicizie “per contrasto”, persona dal carattere estremamente diverso dal nostro, che possano offrire nuovi stimoli e prospettive alla nostra vita quotidiana.

Ed il nostro partner? Quali sono gli elementi che ci permettono di selezionare e distinguere persone a noi affini?
Diverse sono le spiegazioni messe in campo in questo caso; da elementi prettamente fisici e segnali sensoriali, si passa a teorie basate sull’attrattiva evocata da particolari gesti, postura del corpo, fino ad arrivare a allo studio delle sintonie caratteriali e legate alla personalità del nostro compagno “ideale”.

Ma sono solo questi gli elementi che ci influenzano nella scelta delle nostre relazioni affettive e sentimentali? Stando agli ultimi studi, condotti da due scienziati, James Fowler dell’Università di San Diego e Nicholas Christakis della Harvard University di Boston, pubblicato sulla rivista Pnas, dell’Accademia Nazionale delle Scienze Usa, le cose non starebbero affatto così.

Tutto sarebbe determinato da una specie di legge di attrazione genetica, che ci consente di selezionare esattamente quali sono gli amici più adatti a noi e quale partner può funzionare meglio in un eventuale rapporto sentimentale.

Nello specifico, nell’amicizia prevarrebbe la scelta di persone con un corredo genetico abbastanza simile, mentre in amore si opterebbe per un DNA completamente opposto al proprio, quasi a confermare la legge che “gli opposti si attraggono”.

Nello studio compiuto dai due scienziati si è analizzato il profilo genetico dei candidati legati tra loro da vincoli sentimentali o di amicizia.
Ebbene, attraverso il confronto e la valutazione del DNA di individui amici e individui assolutamente sconosciuti, si è potuto mettere in evidenza una misteriosa congruenza genetica tra coloro che si erano “scelti” come amici; ad esempio, si è visto come scritto sopra,come gli individui portatori di una mutazione genetica a livello del gene DRD2, che spesso può comportare dipendenza da alcolismo, tendevano a stringere amicizia con persone portatrici delle stessa caratteristica genetica.

Stessa cosa per altri geni, come DAT1, 5HTT, DRD4, CYP2A6, responsabili di determinate tendenze comportamentali e sviluppo della personalità.
La conclusione interessante, in questo caso, risiede nel potere inconscio del nostro patrimonio genetico, in grado di influenzare le nostre scelte affettive e relazioni, non solo quelle propriamente meccaniche o legate a meccanismi di semplice sopravvivenza.

Tale studio, sull’affinità genetica dell’amicizia, è stato affiancato ai risultati ottenuti in una precedente ricerca, effettuata in Brasile dalla dottoressa Maria da Graca Bicalho, riguardo il rapporto tra amore e codice genetico.
Attraverso le analisi compiute sul gruppo di geni MHC, su 95 coppie impegnate e 152 coppie create a caso, totalmente sconosciute tra loro, si è dimostrato che le relazioni sentimentali legavano tra loro, in netta maggioranza, codici genetici completamente diversi tra loro.

Il motivo? Pura sopravvivenza della specie, garanzie maggiori di riproduzione e di ottenere una prole sana, dotata di un corredo genetico migliore rispetto a quello garantito da geni troppo simili ai propri.
Ciò vuol dire che, per quanto ci sforziamo di individuare quali siano le caratteristiche fisiche e morali del nostro “partner ideale”, a scegliere saranno, in maniera preponderante, i nostri rispettivi patrimoni genetici. Essi, a quanto pare, sono in grado di mutare l’odore della nostra pelle, la quantità degli ormoni presenti e, dunque, anche le leggi di attrazione reciproca.

Dunque, al di là di ogni sogno romantico ed idealizzazione sul compagno o amico perfetto, tutto pare dettato dalla scienza e dalle caratteristiche specifiche del nostro DNA.
E riguardo alla mutevolezza dei rapporti ed al loro evolversi quotidiano? Bè qui la scienza ancora non si è espressa, quindi possiamo ancora ragionevolmente credere di essere noi gli artefici della loro evoluzione.

Posted by: La Chimica in Versi | April 8, 2011

Il tormentone abbronzatura: fa bene, fa male?

L’estate sta arrivando: approfittiamo del clima “primaverile” per abituarci gradualmente al sole e per “programmare” un’abbronzatura perfetta.

L’alimentazione è fondamentale per una protezione dell’epidermide dall’interno. Per ottenere un’abbronzatura intensa e uniforme è buona regola assumere alimenti ricchi in acqua, sali minerali e vitamine. Il beta carotene è il nutriente più importante, in quanto stimola la formazione di melanina: tale sostanza, oltre a regalare un colorito più scuro, protegge la pelle dagli effetti negativi delle radiazioni solari.Tra le altre virtù ricordiamo il forte potere antiossidante, la capacità di rafforzare il sistema immunitario e proteggere quello cardiovascolare. Tra gli alimenti a maggior contenuto di carotenoidi, il posto d’onore spetta alla carota; ma abbonda anche nei vegetali gialli, arancioni e verdi come pesche, albicocche, angurie, broccoli, rucola e meloni.

Potere antiossidante è anche detenuto dal tè verde, che possiamo bere sia caldo sia freddo in quantità di circa 3 tazze al giorno. Infine, anche la protovitamina A ha un ruolo determinante nel fissare a lungo l’abbronzatura e nel donare un colorito dorato e uniforme. È presente in zucca, carote, peperoni e spinaci.


Le previsioni meteo per domani dicono che ci sarà  sole e caldo fino a Domenica e Lunedì, punte di 30°C al nord. Insomma le prime tintarelle stanno per arrivare….

PERCHE’ CI ABBRONZIAMO??

Nello strato germinativo, lo strato più profondo dell’epidermide, risiedono i melanociti, responsabili della produzione del pigmento melanina. La melanina sale fino alla superficie cutanea e qui si incontra con i raggi UV-A e l’ossigeno che, attraverso il sangue, giunge alle cellule cutanee, si genera così una reazione che fa sì che la melanina venga colorata e la pelle assuma la tanto desiderata abbronzatura. Tale fenomeno viene denominato pigmentazione diretta.

L’arrivo della stagione estiva ripropone il tormentone abbronzatura: fa bene o fa male?…Come in tutte le cose non bisogna mai ESAGERARE!!!!!!!!!!

Cmq è bene ricordare che se da un lato il sole è causa di un invecchiamento precoce e rischio di sviluppare tumore della pelle  dall’altro bisogna anche tenere presente che stimola la produzione di vitamina D!!!!!!!!!!!

COSA è LA VITAMINA D?!?!?

La storia della scoperta della vitamina D parte nel 1919 quando venne evidenziato, da Huldschinsky, che bambini affetti da rachitismo guarivano se esposti alla luce ultravioletta.

Sole, latte e salmone sono la risposta naturale per aumentare la vitamina D che è molto importante per la nostra salute. In particolare per arterie, cuore e ossa.

Uno studio condotto su un campione di 554 persone sane dell’età media di 47 anni dai ricercatori della Emory University di Atlanta ha analizzato la correlazione tra livelli di vitamina D ed elasticità delle arterie
Una bassa tasso di vitamina D causerebbe un aumento delle pressione con maggiori rischi cardiovascolari. Lo studio ha infatti rilevato come i soggetti con poca vitamina D avessero le arterie più indurite. Una situazione rimediabile con una somministrazione supplementare di questa vitamina per sei mesi. Degli studi recenti hanno suggerito che la vitamina D potrebbe avere un ruolo nella regolazione della risposta immunitaria di tipo innato contro gli agenti microbici. Da esperimenti in vitro si è evidenziato come l’1,25(OH)D possa stimolare la produzione di catelicidina umana (human cathelicidin antimicrobial peptide, CAMP), un peptide con azione antimicrobica, in differenti culture cellulari. L’espressione genica della catelicidina sembra essere regolata da un promotore del gene CAMP contenente un elemento rispondente alla vitamina D (vitamin D response element, VDRE) cui si va a legare il recettore per la vitamina D. Secondo Wang e colleghi, l’1,25(OH)D è in grado di stimolare la produzione di altri peptidi antimicrobici: la defensina β di tipo 2 (defensin β2, defβ2) la lipocalina associata alla gelatinasi neutrofila (neutophil gelatinase-associated lipocalin, ngal).
Simili dati permettono di dare un sostegno, almeno iniziale, allo studio di Cannel e colleghi i quali, riprendendo un’ipotesi già sostenuta di Edgar Hoper-Simpson nel 1981, sostengono che i picchi invernali di sindrome influenzale potrebbero essere dovuti ad una carenza di vitamina D a seguito d’una minor esposizione alla luce solare.
L’8 giugno 2007 sulla rivista americana “American Journal of Clinical Nutrition” sono stati pubblicati i risultati di una ricerca condotta da Joan Lappe, professore di medicina nella Creighton University, secondo la quale l’assunzione di vitamina D (1100 UI/die) e calcio (1400-1500 mg/die) da parte di donne in menopausa ha determinato una diminuzione statisticamente significativa del rischio d’insorgenza di carcinomi.

Gli esperti non hanno ancora chiaro il motivo di questa relazione tra vitamina ed arterie. E’ comunque evidente che più vitamina D fa bene al cuore ed è importante per prevenire tumori ed osteoporosi. Infatti costituisce un importante coadiuvante del calcio nella formazione delle ossa. Insomma una rivincita rispetto alle tanto decantate vitamine A e C.

Ma vediamo dove si trova questa vitamina: il metodo più semplice è l’esposizione ai raggi solari, il nutrirsi di pesci grassi, come il salmone, ed il bere molto latte. Il quadro è completato da un classico rimedio della nonna, l’olio di fegato di merluzzo.

Sembrerà strano ma è con i cambiamenti di stile di vita del secolo scorso,ovvero con una minore vita all’aperto e con sempre più vestiti addosso e diete con meno latte, che si sono diffuse forme di rachitismo e malattie alle ossa complici della caduta dei livelli di vitamina D.

Ma i meriti della vitamina D non si fermano qui: fa perdere peso e riduce il diabete favorendo il lavoro dell’insulina che brucia i grassi, aumenta il livello di benessere ovvero le condizioni generali di salute e di equilibrio e ed molto importante nel rafforzare il sistema immunitario fondamentale nella lotta ai tumori.

ALLORA BUON FINE SETTIMANA; ECCO IL PRINT SCREEN DELLE PREVISIONI METEO PER QUESTO WE…

AIUTATE A FISSARE IL CALCIO ALLE OSSA PRENDENDO IL SOLE con moderazione…BUONA TINTARELLA A TUTTI!!!!!!!

Posted by: La Chimica in Versi | April 7, 2011

Acqua Pubblica

Che ne pensate della possibilità per gli enti locali di affidare ai privati, con contratti decennali, la gestione degli acquedotti e delle altre infrastrutture collegate alla distribuzione dell’acqua?!?

L’acqua, ovviamente, non viene resa privata perchè altrimenti la rivoluzione popolare sarebbe praticamente immediata: la cosa è più subdola, si privatizza la gestione della risorsa. In pratica cambia poco, ma non tutti se ne sono accorti. Per questo le varie associazioni locali contrarie alla privatizzazione si sono da tempo riunite in un forum nazionale e sono pronte a dar battaglia con tre quesiti referendari per abrogare altrettanti articoli del decreto Ronchi.

Amici, sono lieta di presentarVi delle foto (realizzate da diversi fotografi) dove la protagonista è una molecola chiamata ORO BLU del XXI Secolo…NO ALLA PRIVATIZZAZZIONE DELL’ACQUA e cmq rispettiamo questa preziosa risorsa …potete vedere gli album divisi per autore di scatto. Buona visione  SONO RIMASTA INCANTATA DALLA BELLEZZA DI QUESTI SCATTI….Visualizza l’ambum

Posted by: La Chimica in Versi | April 4, 2011

…”nucleare” anche per la cellula?

Il titolo del mio post è semplicemente una provocazione, mi chiedo se anche la cellula è alla ricerca disperata di energie “alternative” o se anch’essa ricorrerà al “nucleare” . Ad oggi  il carburante della cellula è esclusivamente alimentato dal cibo che introduciamo nel nostro organismo…

Mangiando ingeriamo tante sostanze, quali proteine, grassi, sali minerali ed anche zuccheri. Gli zuccheri sono costituiti da molecole, più precisamente atomi di carbonio, idrogeno e ossigeno legati tra di loro a formare delle catene più o meno lunghe. Questi atomi sono tenuti insieme da quello che è definito un LEGAME cioè una forza, un’energia. Nelle cellule che compongono il nostro organismo sono presenti degli organelli che hanno il compito di rompere questi legami (tramite la glicolisi, il ciclo di krebs e la catena di trasporto degli elettroni) e utilizzare l’energia contenuta in questi legami per sostenere le attività della singola cellula nonchè dell’organismo intero!!!

Tramite due distinte vie biochimiche

1- Il glucosio attraverso la glicolisi anaerobia che si verifica nel citoplasma

2- Gli acidi grassi tramite la beta ossidazione che si verifica nei mitocondri

Cosa succede quando Corriamo???

1- Se corriamo molto piano bruciamo i grassi e dimagriamo perché diminuisce la scorta di grassi;

2-  Se corriamo forte bruciamo i carboidrati e impediamo che carboidrati assunti con l’alimentazione vadano a immagazzinarsi come grasso e quindi dimagriamo perché dirottiamo i carboidrati dalla pancetta all’energia spesa per fare sport

Stavo cercando un video bellissimo sul ciclo di Krebs ma è stato rimosso da youtube probabilmente violava dei diritti…peccato, era un video divertentissimo. Il gruppo su facebook di Matteo Piccini “Entra anche tu nel Ciclo di Krebs”  vanta più di 7500 fans. Matteo è riuscito a conquistare il “cuore” dei suoi fans semplificando e rendendo divertenti le complesse reazioni che portano alla formazione di NADH, FADH2 e ATP.<< Non avete mai sognato di stare  tra quei due figoni di citrato e isocitrato…?>>

Ma brevemente cosa accade nella cellula???

La respirazione cellulare è il meccanismo attraverso cui la cellula, in presenza di ossigeno, è in grado di ricavare energia utilizzabile per i processi vitali.

La formula della respirazione cellulare, che è sostanzialmente un’ossidazione del glucosio è:

C6H12O6 + 6O2 → 6CO2 + 6H2O +

38 molecole di ATP.

La respirazione cellulare è caratterizzata da diverse reazioni, in cui i prodotti conclusivi di una reazione sono utilizzati come reagenti (prodotti di partenza) per la reazione successiva (un ciclo).

Le reazioni che portano il glucosio ad essere trasformato in piruvato avvengono nel citoplasma, in condizioni di scarsa ossigenazione, e prendono il nome di glicolisi.Per questo il glucosio è il carburante della nostra cellula, perchè dal glucosio parte ed ha origine il CICLO DI KREBS infatti il piruvato formato a partire dal glucosio entra nel ciclo di Krebs, una serie di rezioni chimiche che avvengono all’interno dei mitocondri, solo in presenza di ossigeno. In queste reazioni vengono prodotte delle sostanze (NADH, FADH2) che permettono la sintesi di molecole di ATP partendo da ADP e fosfato inorganico.. ATP, questa molecola può essere considerata la “moneta energetica” dell’organismo…LA NOSTRA CENTRALE  “NUCLEARE”!!!!


Posted by: La Chimica in Versi | March 31, 2011

Il tuo genoma in pochi secondi…

Un tool online permette di ottenere il proprio genoma da una foto del proprio volto.
Intelligenza artificiale e script neurali hanno messo in connessione il genoma con il viso

Gli scienziati del NIPR (National Institute for Physiognomic Research) hanno creato un tools che permette di ottenere il genoma in pochi secondi.

A partire dalla foto del tuo viso, grazie a sistemi di intelligenza artificiale e complessi script neurali, è stato possibile associare infatti il profilo fisiognomico ad una data sequenza genomica.
I risultati sono una sequenza esatta al 99,95%

PROVALO SUBITO QUESTO TOOL


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